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Oggi in Giappone c’è Taylor Swift. E sì, non me ne frega un cazzo.
Io non sapevo nemmeno chi fosse, ma sembra impossibile sopravvivere a una giornata di tweet giapponesi senza venire a conoscenza di questa fondamentale artista del panorama pop americano.
Non so davvero chi sia, l’ho sentita nominare perché in uno dei suoi video c’è una foto della mia oshimen RenaB0Ohe4HCMAAGbpm.jpg large, ma sennò poteva essere l’ennesima cantautrice (lol) degli anni ’10.
Ad ogni modo ora è in Giappone. Volevo che tutti ne foste a conoscenza per poter coralmente affermare ESTICAZZI.
Non inizierò facili e inutili polemiche sulla sua musica perché 1) sicuro qualcuno me direbbe: no ma guarda che è bravoru, suona gli strumenti musicaloru, è cresciuta nell’humus della musica folkoru 2) me ascolto le akb48 e del pop che spesso (non sempre) propone merda, quindi sicuro questa è pure mejo.
MA vorrei invece soffermarmi sul titolo del pezzo che temo sia venuta a pushare qui in giappone, ovvero 1989.
Ora.. l’89 come anno non mi crea manco più problemi. Non viene più annoverato tra quelli “pericolosi” per l’età. Io sono dell’84, ho 30 anni, ma uno/a dell’89 lo/a frequento tranquillamente senza nemmeno starci a pensare su. Ok quando io giocavo al nintendo tu vagivi, #mafaniente, transeat sul lustro di differenza. E non ho niente contro gli avvenimenti e le uscite musicali dell’89, anzi direi che spaccano vedi caduta del muro e l’uscita della Lambada.
Però questa qui vuole fare il pezzo con l’anno nel titolo, che penso sia banalmente il suo anno di nascita. E per un titolo che riporta un anno dovrebbe esse un pezzo importante io credo. Cioè dare un anno come titolo di un libro o di una canzone, o di un album è una cosa importantehh, no? E ce ne stanno tanti de pezzi che usano gli anni nel titolo eh, quindi è pure na cosa un po’ sputtanata. Ma visto che è sputtanata impegnata n’attimo de più.
Allora famo che posto un pezzone che je piscia in testa a 1989. L’anno riportato è dieci anni precedente. 1979. Vediamo chi vince. Vediamo se riesco a gambizzare chiunque voglia spezzare una lancia in favore di teilor suift. Così perché stammattina me stanno sul cazzo le bionde inutili dell’89.

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oggi giornato FAILone.. dopo 9 ore de Coredo e 2 de lezioni e un’organizzazione perfetta per fare anche in tempo a partecipare a un happening di giovani wota riguardo la mia nuova idol fissa chiamata Baby Raids (robba de 2shot co tutte e 5).. ho un attimo di esitazione davanti alla scelta andare o non andare, anche dovuta all’amico “mal di testa allucinante” che mai mi abbandona nelle situazioni più difficili e ad un callazzo de scirocco che mi fa sentire inappropriatamente vestita e mi costringe all’infausto “passaggio da casa”.

ho un attimo di esitazione. mai esitare.

Il ritardo di 10 minuti comporta il fallimento del progetto “2shot con le amate loli”, poiché ovviamente il processo di acquisto dei cd e dunque dei relativi tickets pe faccese la foto è complessissimo e segue la severissima condizione de “non avecce un cazzo da fa dalle 8 alle 20” (penso che accollo pari all’accaparrarsi sti cd/biglietti sia solo riuscirsi a prenotare per un autografo con gli artisti e fumettisti ospiti al Romics… cosa che trovo attutttogggi impossiburu). Insomma failone.. in tutto questo shimokitazawa si è trasformata nel mio incubo: HALLOWEEN. un carnevale misto horror e disney ributtante. più adulti vestiti cheap o iper costosi che bambini.. insomma i loli non possono salvare la decadenza della situazione. Mi hanno fatto un muro enorme quando lasciato al volo il motorino ritornando da lavoro mi sono lanciata in corsa sulla bici per andare a fare lezione e ste marionette de travestiti de ventanni non me facevano passa.

vi prego tentate di immedesimarvi…

Ventenni mascherati che sono stati anche con-causa del mio ritardo e quindi del conseguente fallimento personale come wota. Inoltre avendo pregustato la gita da Tower Record pe l’happening, mi ero già preparata gli spicci per comprarmi mille cd de robba fica (e strano ma vero) non idol related che spizzo da tempo ..e invece nulla, slancio poco ebreo represso, ritorno a casa con pive nel sacco.

insomma… MALEDIZONE!

RIDATEMI LE MIE FETTE!
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Riassunto: la mia dolce famiglia mi lascia viva in aeroporto.
Arrivo a Doha che vedo i mostri: mal di testa ultra mega potente, sensibilità a suoni e luci (che in aeroporto è come dire: sparatemi vi prego), file de indiani con figli ingestibili al seguito o in braccio, cinesi mille milioni, una casbah senza folklore, controlli bagagli a mano senza senso perché sto venendo da un altro aereo e che dire affollati è dire c’erano quattro gatti.
Unico obiettivo: ibuprofene. Dio grazie, anche se qui ti chiami Allah e se io non credo in te dal 98, mi hai aiutato: pharmacy all’orizzonte. Ulteriori file per una boccetta d’acqua, per il bagno dove vi giuro c’era più fila che alla posta quando non funzionano i numeretti, barcollo. Sto per mollare. Al massimo, mi dico, le mie ultime parole prima di svenire saranno: mettetemi su quell’ aereo. Ma non mollo. Quindici minuti di autobus dopo il gate per arrivare all’aereo: una signora giapponese le faccio pena, perché sono letteralmente accartocciata su me stessa seduta sul bus e attacca bottone per darmi il colpo di grazia. Aereo: psichedelia. Tanto era poraccio quello prima quanto è moderno pulito e levioso questo. Nausea. Fortissima. Preparo il fantomatico sacchetto per il vomito di chi ha mal d’aereo. In attesa del decollo mi accartoccio nuovamente questa volta poggiata al tavolino col cuscino. Piedi. Quella vicino a me è scalza e io odio i piedi e ho già la nausea. Chiudo gli occhi. Confusione per molte ore. Mi riprendo e voglio finire il film iniziato sul primo aereo, per principio. Finalmente digerisco quel pollo del cazzo del primo aereo e passa la nausea. Arrivo a Narita baldanzosa per l’anticipo dell’aereo. Col cazzo: mi hanno rotto la valigia. Chiedo a chi rivolgermi, faccio chiamate da banchi accettazione, mi mandano a destra e a sinistra, poi finalmente Ana baggage center. La prima dolce giapponese. Mi salva il culo contro le policy del cazzo della Qatar che non vorrebbe rimborsarmi. Ok non mi rimborseranno, ma “solo per oggi te la ripariamo”. Cottura Qatar. Lo sai che non finisce qui. Faccio amicizia con la gentile giapponese che ha combattuto in mia vece, andando contro ogni usanza e valore giapponese e scambiandoci i contattaci Facebook in orario di lavoro (suo). Penso sia la cosa più pazza che abbia mai fatto, dopo momenti di amicizia rientra nel ruolo e mi accompagna alla porta inchinandosi alla mia uscita. Awwww.
Kuroneko! Lascio quel morto di bagaglio è via a casa col N’Ex e poi con la Keio che mortacci sua è sempre piena come al solito e lo sapevo che dovevo prende la Odakyu, che tanto è sempre piena ma almeno non fa quello scatto sui binari proprio prima di shimo che fa sempre cadere tutti. Casa. Il resto non conta. Di nuovo mal di testa ma casa. Buonanotte.

Mi sono ricordata un episodio, sono sulla Chuo line, a Tokyo, di fretta come sempre, ma decisa almeno questa volta a sgamare da dov’è che si vede il Fuji-san.. Davanti a me sono sedute due ragazze, due amiche. Una delle due decide che non è abbastanza kawaii e prende i trucchi per completare l’opera. Ma la Chuo line non è molto stabile e la tizia, che per semplicità rinominerò Kawaii1, comincia a darsi mascara negli occhi, phard in fronte, rossetto nel naso e via dicendo. A peggiorare il tutto l’intervento dell’amica, Kawaii2, che si prodiga nel fornirle il più prezioso quanto inutile aiuto del mondo..
Improvvisamente Kawaii1 ha un’epifania in corso d’opera, si rende conto della goffaggine con cui sta gestendo la faccenda e si lascia travolgere da un isterico attacco di risolino. Inutile dire che ciò rende l’impresa trucco ancora più difficile. In poche mosse contagia di “ridarella” anche Kawaii2, ma entrambe si rendono conto di trovarsi in metro, che in Giappone, a Tokyo, significa “no chiasso”, peché il chiasso qui è cosa rara, non si ride sguaiati in pubblico così di frequente, ci si deve controllare.
Non hanno però valutato il fatto che come il più svogliato degli sbadigli quel sorrisetto divertito lo hanno attaccato anche a me: non riesco a resistere, mi trattengo con tutta me stessa, serro la bocca sapendo che sarebbe maleducato ridere di loro, cerco di non guardarle per dimenticare che mi sono goduta l’intera scenetta facendomi un bel mazzeetto di cazzi loro.. Ma non ci riesco, non ci posso fare niente, mi viene troppo da ridere.
E se ne accorgono. Ci scambiamo qualche occhiata e succede che si divertono anche loro, quasi compiacciute di avermi intrattenuta col loro “teatrino”, al punto che se ne fregano dell’etiquette da mezzo pubblico e finiamo a ridere tutte e tre come delle cretine.
Fine dell’episodio.

attenzione avviso di post nostalgico:

spillare tutti gli scontrini di tutto quello che hai fatto a tokyo (pe pochi luridi spicci de rimborso) nei passati due mesi è amaro.
freshness burger perché Raffo c’aveva i panini veg, foodium e shinanomiya che però era costoso e c’aveva i prodotti dell’hokkaido, il daiso e il lawson 100 yen, book off perché in fondo comprasse i libri fa parte dello studi

o:P, family maaaato, 7 eleven all’una de notte, cazzo me so scordata er latte e quindi 7 eleven alle 2 de notte, Kaldi perché c’ha er caffe macinato bono, massì mettemoce pure sto pagamento alle poste che non me ricordo pe che era, er chuukan ryori perché stasera risparmiamo, er kusuriya pe tutte le volte che me so ammalata, don quijote a Hachioji co Mitsuko, Sara pe compra’ le patatine al nori, yodobashi camera perché tanto che cazzo ce capiscono quelli che leggono, ramen alle 6 del pomeriggio, ramen alle 3 di notte, ramen prima e dopo il karaoke, ramen a colazione pranzo e cena, scontrini coi pupazzi de posti dove si mangia che te chiedi se non penseranno che li stai a cojona’, MA SOPRATTUTTO lo scontrino del GUNDAM CAFE’ de te e Chiara, perché in fondo sempre cibo era e vabbè dai lo dovevano capi’ pure all’università che sei na cojona.Ripeto quando ce piace esse nostalgiconi.

l’unica donna che dopo un mese de tokyo non è ancora stata né al giburi musium, né alla torre de tokio, né alla skai tauer, né a nikko, hamakura, hakone, né a sti giardini imperiali dercazzo.. Però è stata a chiba, nei posti “malfamati” (ahahahha, ahahah) de shinjuku (e comincia pure orientarcisi), a n’handshaking de aidol senza senso, alla mensa del partito commmunista giapponese, al festival dell’università soka gakkai, ha cantato hidarikiki, s’è fatta preparare 8 negroni dai baristi, ora riesce a fa le salite in bicicletta co 3 marce, le manca roma (e l’as roma) ma vive bene anche qui e quando torna la sera prende freddo alla gola e alla capoccia e c’ha le chiappe fredde.
la televisione giapponese: dementi, gaijjin froci, gaijin troie in carriera che sanno il giapponese benissimo e s’atteggiano ma rimangono zoccole, una brutta francese che insegna francese, pubblicità velocissime, report de uccisioni random che manco Avetrana, musichette e pesci. Vado a vedermi Hell of wheels va:D e poi tokyo-ninne

 
ah sì! sono a tokyo 🙂 già da dieci giorni tra l’altro.
yuppi ya ya!

…..

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Oggi ho scritto a un’amica su faccialibro:

questa è tra quelle canzoni che vorresti metterti come sottofondo quando vuoi presentarti bene co una persona, tipo “ciao mi chiamo chiara, [we only came out at night] ho 28 anni, sono una persona allegra ma odio tutto in realtà [we only came out at night] , vorrei distruggere il mondo e mi fa schifo l’umanità, ma a volta mi piace un botto [the days are much too briiiiiight], non ho coraggio di sprecare la vita e mi va di vedere il mondo ancora per un po’ [we only came out at night] , ciao, di nuovo, mi chiamo chiara”

so emo ve?

Non ce la farò mai a ricominciare a scrivere un blog… o forse sì.
nel 2012 è quasi impossibile. Twitter, facebook, Flickr, instagram, google plus, whatsapp e via dicendo.. alla fine ci cadi e te li apri tipo tutti. Solo che poi servirebbe una giornata di 24 ore solo per tenerli aggiornati, collegati, sul pezzo.
Mah.. invece qui è un mondo a parte, di quelli che ti rileggi solo tu praticamente.
Prima la rete si creava tra blog.. ora non so quale social network o programma di messaggi usare per chiamare il mio ragazzo o i miei amici. Alla fine scegli quello a pagamento e la wind ringrazia. Oppure non ti senti proprio con la persona in questione, inventando scuse quali: massì t’avevo mandato un messaggio su quella nuova app de android soncazzo però bo ancora è in beta me sa che non funziona.
Ad ogni modo mi piacerebbe riaprirlo, ma sul serio davvero davvero, sto diario.
Anche perché tra poco me ne riparto per il Giappone. Sono passati tre anni e io mi sento solo più vecchia.
I miei progressi, in tutti i campi, credo siano rappresentabili con una curva logaritmica, per fortuna con base del logaritmo maggiore di uno, ovvero leggermentissimamente crescente.
Ad ogni modo dopo aver visto realizzarcisi milioni di persone, italiani anche!, è il mio turno di andare, anche se per poco tempo questa volta. Forse dopo questa benedetta laurea ci sarà il modo e le condizioni per rimanerci più a lungo.
Nel frattermpo oltre a studiare studiare studiare, smettere di lavorare e migliorare il mio scarso giapponese mi godo il caldo di questa estate 2012 a Roma, tra caldi infernali e caldi infernali.

Frequento tutti i giorni l’Istituto Gramsci, sperando di trovare tra le scartoffie l’illuminazione divina e consumandone il bagno che devo dire induce pipì con quel suo odore sempre fresco di mughetto (seriamente, non è una battuta).
Mi sento diversa dagli altri. Mi ci sono sempre sentita, solo che fino a qualche anno fa (ora cominciano ad essere parecchi anni fa) mi sentivo “diversa+”, ora tendo a sentirmi “diversa-“. Prima la diversità era un valore aggiunto, la presuntuosa consapevolezza di essere migliore degli altri. Sì lo so, molto antipatico.
Ora invece mi sto trasformando nell’anti-eroe di me stessa. Solo che nessuno girerà mai un film o scriverà un libro o disegnerà un fumetto su di me.
So di valere più di quel che mi viene riconosciuto, ma conosco anche i miei limiti (e non voglio sempre esplorarli a fondo), le mie indolenze, le mie indecisioni, ma soprattutto mi è più chiaro di prima che tanti su questa terra sono in grado di fare meglio e prima di me. Prima questa consapevolezza non c’era. Ero io la prima della classe, poi è cambiato tutto, molte persone sono andate avanti, così avanti che ne ho perso traccia.. Io mi sento molto molto simile a prima, che sia un bene o un male non so. Però non sono pronta ad accettare di rimanere indietro o in questo limbo, e non credo lo farò. Solo come al solito ci sto mettendo il mio tempo.
Ad ogni modo prima che questo diventi un post dalle mille e una noia, direi che per movimentare la questione faccio una promessa: ovvero che tenterò di scrivere anche post in giapponese, sbagliando una cifra, ma prendendomi perlomeno la soddisfazione di sminchieggare nel nipponico idioma. Questa lingua crea scompensi. Sì, sai leggere segnetti che ad altri sembrano faccine o sgorbietti, ma non basta, non basta mai. Senti parlare tra loro due ragazzine giapponesi di 15 anni e pensi che forse quel corso di cucina per aiuto-chef non sarebbe stato poi un cattivo investimento dopotutto.. Ma quel giorno, accompagnata da un grande amico, hai deciso di recarti all’Istituto di cultura giapponese in via gramsci piuttosto che alla scuola del gambero rosso. Ed è iniziato tutto. E hai iniziato di nuovo a parlare in terza persona.
Tanti saluti, un bacio ai pupi.