Mi sono ricordata un episodio, sono sulla Chuo line, a Tokyo, di fretta come sempre, ma decisa almeno questa volta a sgamare da dov’è che si vede il Fuji-san.. Davanti a me sono sedute due ragazze, due amiche. Una delle due decide che non è abbastanza kawaii e prende i trucchi per completare l’opera. Ma la Chuo line non è molto stabile e la tizia, che per semplicità rinominerò Kawaii1, comincia a darsi mascara negli occhi, phard in fronte, rossetto nel naso e via dicendo. A peggiorare il tutto l’intervento dell’amica, Kawaii2, che si prodiga nel fornirle il più prezioso quanto inutile aiuto del mondo..
Improvvisamente Kawaii1 ha un’epifania in corso d’opera, si rende conto della goffaggine con cui sta gestendo la faccenda e si lascia travolgere da un isterico attacco di risolino. Inutile dire che ciò rende l’impresa trucco ancora più difficile. In poche mosse contagia di “ridarella” anche Kawaii2, ma entrambe si rendono conto di trovarsi in metro, che in Giappone, a Tokyo, significa “no chiasso”, peché il chiasso qui è cosa rara, non si ride sguaiati in pubblico così di frequente, ci si deve controllare.
Non hanno però valutato il fatto che come il più svogliato degli sbadigli quel sorrisetto divertito lo hanno attaccato anche a me: non riesco a resistere, mi trattengo con tutta me stessa, serro la bocca sapendo che sarebbe maleducato ridere di loro, cerco di non guardarle per dimenticare che mi sono goduta l’intera scenetta facendomi un bel mazzeetto di cazzi loro.. Ma non ci riesco, non ci posso fare niente, mi viene troppo da ridere.
E se ne accorgono. Ci scambiamo qualche occhiata e succede che si divertono anche loro, quasi compiacciute di avermi intrattenuta col loro “teatrino”, al punto che se ne fregano dell’etiquette da mezzo pubblico e finiamo a ridere tutte e tre come delle cretine.
Fine dell’episodio.

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