Non ce la farò mai a ricominciare a scrivere un blog… o forse sì.
nel 2012 è quasi impossibile. Twitter, facebook, Flickr, instagram, google plus, whatsapp e via dicendo.. alla fine ci cadi e te li apri tipo tutti. Solo che poi servirebbe una giornata di 24 ore solo per tenerli aggiornati, collegati, sul pezzo.
Mah.. invece qui è un mondo a parte, di quelli che ti rileggi solo tu praticamente.
Prima la rete si creava tra blog.. ora non so quale social network o programma di messaggi usare per chiamare il mio ragazzo o i miei amici. Alla fine scegli quello a pagamento e la wind ringrazia. Oppure non ti senti proprio con la persona in questione, inventando scuse quali: massì t’avevo mandato un messaggio su quella nuova app de android soncazzo però bo ancora è in beta me sa che non funziona.
Ad ogni modo mi piacerebbe riaprirlo, ma sul serio davvero davvero, sto diario.
Anche perché tra poco me ne riparto per il Giappone. Sono passati tre anni e io mi sento solo più vecchia.
I miei progressi, in tutti i campi, credo siano rappresentabili con una curva logaritmica, per fortuna con base del logaritmo maggiore di uno, ovvero leggermentissimamente crescente.
Ad ogni modo dopo aver visto realizzarcisi milioni di persone, italiani anche!, è il mio turno di andare, anche se per poco tempo questa volta. Forse dopo questa benedetta laurea ci sarà il modo e le condizioni per rimanerci più a lungo.
Nel frattermpo oltre a studiare studiare studiare, smettere di lavorare e migliorare il mio scarso giapponese mi godo il caldo di questa estate 2012 a Roma, tra caldi infernali e caldi infernali.

Frequento tutti i giorni l’Istituto Gramsci, sperando di trovare tra le scartoffie l’illuminazione divina e consumandone il bagno che devo dire induce pipì con quel suo odore sempre fresco di mughetto (seriamente, non è una battuta).
Mi sento diversa dagli altri. Mi ci sono sempre sentita, solo che fino a qualche anno fa (ora cominciano ad essere parecchi anni fa) mi sentivo “diversa+”, ora tendo a sentirmi “diversa-“. Prima la diversità era un valore aggiunto, la presuntuosa consapevolezza di essere migliore degli altri. Sì lo so, molto antipatico.
Ora invece mi sto trasformando nell’anti-eroe di me stessa. Solo che nessuno girerà mai un film o scriverà un libro o disegnerà un fumetto su di me.
So di valere più di quel che mi viene riconosciuto, ma conosco anche i miei limiti (e non voglio sempre esplorarli a fondo), le mie indolenze, le mie indecisioni, ma soprattutto mi è più chiaro di prima che tanti su questa terra sono in grado di fare meglio e prima di me. Prima questa consapevolezza non c’era. Ero io la prima della classe, poi è cambiato tutto, molte persone sono andate avanti, così avanti che ne ho perso traccia.. Io mi sento molto molto simile a prima, che sia un bene o un male non so. Però non sono pronta ad accettare di rimanere indietro o in questo limbo, e non credo lo farò. Solo come al solito ci sto mettendo il mio tempo.
Ad ogni modo prima che questo diventi un post dalle mille e una noia, direi che per movimentare la questione faccio una promessa: ovvero che tenterò di scrivere anche post in giapponese, sbagliando una cifra, ma prendendomi perlomeno la soddisfazione di sminchieggare nel nipponico idioma. Questa lingua crea scompensi. Sì, sai leggere segnetti che ad altri sembrano faccine o sgorbietti, ma non basta, non basta mai. Senti parlare tra loro due ragazzine giapponesi di 15 anni e pensi che forse quel corso di cucina per aiuto-chef non sarebbe stato poi un cattivo investimento dopotutto.. Ma quel giorno, accompagnata da un grande amico, hai deciso di recarti all’Istituto di cultura giapponese in via gramsci piuttosto che alla scuola del gambero rosso. Ed è iniziato tutto. E hai iniziato di nuovo a parlare in terza persona.
Tanti saluti, un bacio ai pupi.

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