Riassunto: la mia dolce famiglia mi lascia viva in aeroporto.
Arrivo a Doha che vedo i mostri: mal di testa ultra mega potente, sensibilità a suoni e luci (che in aeroporto è come dire: sparatemi vi prego), file de indiani con figli ingestibili al seguito o in braccio, cinesi mille milioni, una casbah senza folklore, controlli bagagli a mano senza senso perché sto venendo da un altro aereo e che dire affollati è dire c’erano quattro gatti.
Unico obiettivo: ibuprofene. Dio grazie, anche se qui ti chiami Allah e se io non credo in te dal 98, mi hai aiutato: pharmacy all’orizzonte. Ulteriori file per una boccetta d’acqua, per il bagno dove vi giuro c’era più fila che alla posta quando non funzionano i numeretti, barcollo. Sto per mollare. Al massimo, mi dico, le mie ultime parole prima di svenire saranno: mettetemi su quell’ aereo. Ma non mollo. Quindici minuti di autobus dopo il gate per arrivare all’aereo: una signora giapponese le faccio pena, perché sono letteralmente accartocciata su me stessa seduta sul bus e attacca bottone per darmi il colpo di grazia. Aereo: psichedelia. Tanto era poraccio quello prima quanto è moderno pulito e levioso questo. Nausea. Fortissima. Preparo il fantomatico sacchetto per il vomito di chi ha mal d’aereo. In attesa del decollo mi accartoccio nuovamente questa volta poggiata al tavolino col cuscino. Piedi. Quella vicino a me è scalza e io odio i piedi e ho già la nausea. Chiudo gli occhi. Confusione per molte ore. Mi riprendo e voglio finire il film iniziato sul primo aereo, per principio. Finalmente digerisco quel pollo del cazzo del primo aereo e passa la nausea. Arrivo a Narita baldanzosa per l’anticipo dell’aereo. Col cazzo: mi hanno rotto la valigia. Chiedo a chi rivolgermi, faccio chiamate da banchi accettazione, mi mandano a destra e a sinistra, poi finalmente Ana baggage center. La prima dolce giapponese. Mi salva il culo contro le policy del cazzo della Qatar che non vorrebbe rimborsarmi. Ok non mi rimborseranno, ma “solo per oggi te la ripariamo”. Cottura Qatar. Lo sai che non finisce qui. Faccio amicizia con la gentile giapponese che ha combattuto in mia vece, andando contro ogni usanza e valore giapponese e scambiandoci i contattaci Facebook in orario di lavoro (suo). Penso sia la cosa più pazza che abbia mai fatto, dopo momenti di amicizia rientra nel ruolo e mi accompagna alla porta inchinandosi alla mia uscita. Awwww.
Kuroneko! Lascio quel morto di bagaglio è via a casa col N’Ex e poi con la Keio che mortacci sua è sempre piena come al solito e lo sapevo che dovevo prende la Odakyu, che tanto è sempre piena ma almeno non fa quello scatto sui binari proprio prima di shimo che fa sempre cadere tutti. Casa. Il resto non conta. Di nuovo mal di testa ma casa. Buonanotte.

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