ChiaraDaiso

最近ずっとこんな感じ!

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Mi sono ricordata un episodio, sono sulla Chuo line, a Tokyo, di fretta come sempre, ma decisa almeno questa volta a sgamare da dov’è che si vede il Fuji-san.. Davanti a me sono sedute due ragazze, due amiche. Una delle due decide che non è abbastanza kawaii e prende i trucchi per completare l’opera. Ma la Chuo line non è molto stabile e la tizia, che per semplicità rinominerò Kawaii1, comincia a darsi mascara negli occhi, phard in fronte, rossetto nel naso e via dicendo. A peggiorare il tutto l’intervento dell’amica, Kawaii2, che si prodiga nel fornirle il più prezioso quanto inutile aiuto del mondo..
Improvvisamente Kawaii1 ha un’epifania in corso d’opera, si rende conto della goffaggine con cui sta gestendo la faccenda e si lascia travolgere da un isterico attacco di risolino. Inutile dire che ciò rende l’impresa trucco ancora più difficile. In poche mosse contagia di “ridarella” anche Kawaii2, ma entrambe si rendono conto di trovarsi in metro, che in Giappone, a Tokyo, significa “no chiasso”, peché il chiasso qui è cosa rara, non si ride sguaiati in pubblico così di frequente, ci si deve controllare.
Non hanno però valutato il fatto che come il più svogliato degli sbadigli quel sorrisetto divertito lo hanno attaccato anche a me: non riesco a resistere, mi trattengo con tutta me stessa, serro la bocca sapendo che sarebbe maleducato ridere di loro, cerco di non guardarle per dimenticare che mi sono goduta l’intera scenetta facendomi un bel mazzeetto di cazzi loro.. Ma non ci riesco, non ci posso fare niente, mi viene troppo da ridere.
E se ne accorgono. Ci scambiamo qualche occhiata e succede che si divertono anche loro, quasi compiacciute di avermi intrattenuta col loro “teatrino”, al punto che se ne fregano dell’etiquette da mezzo pubblico e finiamo a ridere tutte e tre come delle cretine.
Fine dell’episodio.

attenzione avviso di post nostalgico:

spillare tutti gli scontrini di tutto quello che hai fatto a tokyo (pe pochi luridi spicci de rimborso) nei passati due mesi è amaro.
freshness burger perché Raffo c’aveva i panini veg, foodium e shinanomiya che però era costoso e c’aveva i prodotti dell’hokkaido, il daiso e il lawson 100 yen, book off perché in fondo comprasse i libri fa parte dello studi

o:P, family maaaato, 7 eleven all’una de notte, cazzo me so scordata er latte e quindi 7 eleven alle 2 de notte, Kaldi perché c’ha er caffe macinato bono, massì mettemoce pure sto pagamento alle poste che non me ricordo pe che era, er chuukan ryori perché stasera risparmiamo, er kusuriya pe tutte le volte che me so ammalata, don quijote a Hachioji co Mitsuko, Sara pe compra’ le patatine al nori, yodobashi camera perché tanto che cazzo ce capiscono quelli che leggono, ramen alle 6 del pomeriggio, ramen alle 3 di notte, ramen prima e dopo il karaoke, ramen a colazione pranzo e cena, scontrini coi pupazzi de posti dove si mangia che te chiedi se non penseranno che li stai a cojona’, MA SOPRATTUTTO lo scontrino del GUNDAM CAFE’ de te e Chiara, perché in fondo sempre cibo era e vabbè dai lo dovevano capi’ pure all’università che sei na cojona.Ripeto quando ce piace esse nostalgiconi.

l’unica donna che dopo un mese de tokyo non è ancora stata né al giburi musium, né alla torre de tokio, né alla skai tauer, né a nikko, hamakura, hakone, né a sti giardini imperiali dercazzo.. Però è stata a chiba, nei posti “malfamati” (ahahahha, ahahah) de shinjuku (e comincia pure orientarcisi), a n’handshaking de aidol senza senso, alla mensa del partito commmunista giapponese, al festival dell’università soka gakkai, ha cantato hidarikiki, s’è fatta preparare 8 negroni dai baristi, ora riesce a fa le salite in bicicletta co 3 marce, le manca roma (e l’as roma) ma vive bene anche qui e quando torna la sera prende freddo alla gola e alla capoccia e c’ha le chiappe fredde.
la televisione giapponese: dementi, gaijjin froci, gaijin troie in carriera che sanno il giapponese benissimo e s’atteggiano ma rimangono zoccole, una brutta francese che insegna francese, pubblicità velocissime, report de uccisioni random che manco Avetrana, musichette e pesci. Vado a vedermi Hell of wheels va:D e poi tokyo-ninne

 
ah sì! sono a tokyo 🙂 già da dieci giorni tra l’altro.
yuppi ya ya!

…..

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Oggi ho scritto a un’amica su faccialibro:

questa è tra quelle canzoni che vorresti metterti come sottofondo quando vuoi presentarti bene co una persona, tipo “ciao mi chiamo chiara, [we only came out at night] ho 28 anni, sono una persona allegra ma odio tutto in realtà [we only came out at night] , vorrei distruggere il mondo e mi fa schifo l’umanità, ma a volta mi piace un botto [the days are much too briiiiiight], non ho coraggio di sprecare la vita e mi va di vedere il mondo ancora per un po’ [we only came out at night] , ciao, di nuovo, mi chiamo chiara”

so emo ve?

Sta giornata in quanto a merda ha vinto a mani basse.
Mi auguro le cose si mettano meglio di così, o la mia tanto declamata affermazione “La vita è na merda” non basterà più ad esprimerne le amarezze.
Fatemi scappare di qui, vi prego spiritelli della maglietta rubata.

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Ciao.

Non ce la farò mai a ricominciare a scrivere un blog… o forse sì.
nel 2012 è quasi impossibile. Twitter, facebook, Flickr, instagram, google plus, whatsapp e via dicendo.. alla fine ci cadi e te li apri tipo tutti. Solo che poi servirebbe una giornata di 24 ore solo per tenerli aggiornati, collegati, sul pezzo.
Mah.. invece qui è un mondo a parte, di quelli che ti rileggi solo tu praticamente.
Prima la rete si creava tra blog.. ora non so quale social network o programma di messaggi usare per chiamare il mio ragazzo o i miei amici. Alla fine scegli quello a pagamento e la wind ringrazia. Oppure non ti senti proprio con la persona in questione, inventando scuse quali: massì t’avevo mandato un messaggio su quella nuova app de android soncazzo però bo ancora è in beta me sa che non funziona.
Ad ogni modo mi piacerebbe riaprirlo, ma sul serio davvero davvero, sto diario.
Anche perché tra poco me ne riparto per il Giappone. Sono passati tre anni e io mi sento solo più vecchia.
I miei progressi, in tutti i campi, credo siano rappresentabili con una curva logaritmica, per fortuna con base del logaritmo maggiore di uno, ovvero leggermentissimamente crescente.
Ad ogni modo dopo aver visto realizzarcisi milioni di persone, italiani anche!, è il mio turno di andare, anche se per poco tempo questa volta. Forse dopo questa benedetta laurea ci sarà il modo e le condizioni per rimanerci più a lungo.
Nel frattermpo oltre a studiare studiare studiare, smettere di lavorare e migliorare il mio scarso giapponese mi godo il caldo di questa estate 2012 a Roma, tra caldi infernali e caldi infernali.

Frequento tutti i giorni l’Istituto Gramsci, sperando di trovare tra le scartoffie l’illuminazione divina e consumandone il bagno che devo dire induce pipì con quel suo odore sempre fresco di mughetto (seriamente, non è una battuta).
Mi sento diversa dagli altri. Mi ci sono sempre sentita, solo che fino a qualche anno fa (ora cominciano ad essere parecchi anni fa) mi sentivo “diversa+”, ora tendo a sentirmi “diversa-“. Prima la diversità era un valore aggiunto, la presuntuosa consapevolezza di essere migliore degli altri. Sì lo so, molto antipatico.
Ora invece mi sto trasformando nell’anti-eroe di me stessa. Solo che nessuno girerà mai un film o scriverà un libro o disegnerà un fumetto su di me.
So di valere più di quel che mi viene riconosciuto, ma conosco anche i miei limiti (e non voglio sempre esplorarli a fondo), le mie indolenze, le mie indecisioni, ma soprattutto mi è più chiaro di prima che tanti su questa terra sono in grado di fare meglio e prima di me. Prima questa consapevolezza non c’era. Ero io la prima della classe, poi è cambiato tutto, molte persone sono andate avanti, così avanti che ne ho perso traccia.. Io mi sento molto molto simile a prima, che sia un bene o un male non so. Però non sono pronta ad accettare di rimanere indietro o in questo limbo, e non credo lo farò. Solo come al solito ci sto mettendo il mio tempo.
Ad ogni modo prima che questo diventi un post dalle mille e una noia, direi che per movimentare la questione faccio una promessa: ovvero che tenterò di scrivere anche post in giapponese, sbagliando una cifra, ma prendendomi perlomeno la soddisfazione di sminchieggare nel nipponico idioma. Questa lingua crea scompensi. Sì, sai leggere segnetti che ad altri sembrano faccine o sgorbietti, ma non basta, non basta mai. Senti parlare tra loro due ragazzine giapponesi di 15 anni e pensi che forse quel corso di cucina per aiuto-chef non sarebbe stato poi un cattivo investimento dopotutto.. Ma quel giorno, accompagnata da un grande amico, hai deciso di recarti all’Istituto di cultura giapponese in via gramsci piuttosto che alla scuola del gambero rosso. Ed è iniziato tutto. E hai iniziato di nuovo a parlare in terza persona.
Tanti saluti, un bacio ai pupi.

I motivi per tornare a scrivere su un blog sono tanti. Uno su tutti l’arrivo dell’estate. Al contrario del 90% della gente, o perlomeno di quel 90% di gente creata dalla mia fervida immaginazione rompiballe, l’estate mi fa riflettere e filosofeggiare. La premessa necessaria è la più o meno forzata reclusione in casa, alla quale sono costretta ormai da anni, per portare a termine lo sforzo della sessione estiva di esami. Ma perchè di tutte le fasi di studio dell’anno, proprio in quella estiva mi ritrovo a cercare in tutti i modi di perdere tempo e non studiare facendo le ore piccole pensando, viaggiando con la mente, deprimendomi, ascoltando belle canzoni, riviaggiando con la mente, riempiendomi di felicità per poi tornare a pag. 165 su 346 e rendermi conto che avrei dovuto leggere almeno fino al capitolo il Disordine Bipolare anzichè far finta di saper riportare le mie emozioni su un file di testo visualizzato su un computer dal minuscolo monitor di 7”? Ho il fiatone.
La domanda me la sono persa per strada ma il nocciolo del discorso è perchè ogni estate mi sembra di pensare al mondo che è dentro di me e a quello che è sopra di me con maggiore profondità e sensibilità?

Penso di averne capito la causa dopo anni di ragionamenti. Le finestre aperte. Con serranda abbassata o alzata, non importa. Dalla finestra aperta infatti entrano un numero così alto di rumori, voci, silenzi non silenziosi, echi, borbottii… che trovo particolarmente stimolanti. L’inverno tutto questo è impossibile, perchè le finestre devono star chiuse per il freddo (a parte nei giorni di pioggia… si fa uno strappo alla regola per un po’ di sano sgoccolio). Invece in giugno si aprono e anche se sei a casa per i tuoi cazzo di motivi qualsiasi, sei un po’ anche in giro, a passeggio per la periferia di Roma e sull’aereo della Ryan Air che sta atterrando o sul motorino di due 17enni senza pensieri che domani andranno al mare. Tutti questi stimoli mi danno tanto da pensare e tanto da perdere tempo. Vorrei essere onnipresente ed essere tutti questi suoni, tute queste vite, tutte le estati di tutta questa gente, tutti questi alberi e questi lampioni che da anni ormai producono assordanti ronzii ma il Comune di Roma non vuol proprio ripararli.

Sembro un po’ scema ora. Quando le scrivi le cose, anche quelle che ti sembravano avere più intelligentemente senso, tradiscono in realtà quel retro gusto di cazzata infantile che ti lascia disarmata.

Se devo dirla tutta oggi la voglia di scrivere m’è venuta perchè ho ripensato a dieci anni fa. Alla mia vita di dieci anni fa. Ora è molto cool essere nerd, smart is the new sexy recita lo slogan di un telefilm molto in voga e che ha catturato anche la mia preziosissima attenzione ovvero the Big Bang Theory.
Però io dieci anni fa ero nerd ma la parola nerd non la conoscevo. Forse in Italia non esisteva ancora. Ero nerd quando piangevo in gita, la notte perchè mi sentivo sola. A canneto. Che incubo. Lottare contro la propria timidezza, nel tentativo di farsi accettare da due neo-amiche che non ci pensavano proprio al tuo disagio, nonchè da un gruppo di ben assestate ragazzine-amichette provenienti dalle stesse medie inferiori con le quali non avevi il benchè minimo contenuto da condividere. O almeno credevi così fosse. E avevo scelto il letto sbagliato, quello poco strategicamente piazzato. Vicino a quelle un po’ messe da parte. Io le ricordo queste cose e ricordo quando ero amaramente infelice di essere felice quando ci imponevano di fare delle cose: lavare i bagni del convento, cucinare, organizzare giochi. Cose che normalmente avrei odiato, ma che in quelle situazioni mi davano sicurezza, la sicurezza che altre due ore sarebbero passate senza che dovessi inventarmi che cosa fare, che dovessi cercare i miei unici amici maschi per tutto l’edificio, che dovessi far finta di non provare miseria per la mia energia sprecata dall’incapacità di relazionarmi con persone che non riuscivo a capire. Non sono mai stata una reietta, perchè ho saputo difendermi, mascherarmi a volte. Ma era triste intorno ai 13 anni non avere più nessno con cui uscire per una passeggiata. Tanto più perchè circondata dda amici fino all’anno precedente. Un cambio di scuola può cambiare molte cose. C’è ancora una sensazione che non dimentico. Quella del sabato, quando a 14 anni ti rendi conto che dovresti essere con gli amici.. il sabato. E ti stai annoiando, provi tristezza, un tremore quasi. E vorresti che i tuoi ti proponessero di fare qualcosa, magari accompagnarti in fumetteria o un cinema insieme, ma poi in realtà non lo vorresti perchè ti farebbe sentire ancora più uno sfigato. E rimani sul divano a leggere un libro, perchè i social network nemmeno esistevano.

Tutto dura poco. Alla fine dei 15 anni conosci delle persone. Conosci la Tennents, la testa gira, il cuore è appagato e le emozioni si fanno forti, incazzate col mondo, a volte pure felici.

Però, anche oggi, sono sempre un po’ sfigata e nessuno continua a pensare che io lo sia veramente. Per usare un’immagine da cultura pop, sono una mediocre biondina di big bang theory con una mediocre testolina da nerd, geek, intellettualoide superbo e presuntuoso.

Dio sono passati dieci anni.