I motivi per tornare a scrivere su un blog sono tanti. Uno su tutti l’arrivo dell’estate. Al contrario del 90% della gente, o perlomeno di quel 90% di gente creata dalla mia fervida immaginazione rompiballe, l’estate mi fa riflettere e filosofeggiare. La premessa necessaria è la più o meno forzata reclusione in casa, alla quale sono costretta ormai da anni, per portare a termine lo sforzo della sessione estiva di esami. Ma perchè di tutte le fasi di studio dell’anno, proprio in quella estiva mi ritrovo a cercare in tutti i modi di perdere tempo e non studiare facendo le ore piccole pensando, viaggiando con la mente, deprimendomi, ascoltando belle canzoni, riviaggiando con la mente, riempiendomi di felicità per poi tornare a pag. 165 su 346 e rendermi conto che avrei dovuto leggere almeno fino al capitolo il Disordine Bipolare anzichè far finta di saper riportare le mie emozioni su un file di testo visualizzato su un computer dal minuscolo monitor di 7”? Ho il fiatone.
La domanda me la sono persa per strada ma il nocciolo del discorso è perchè ogni estate mi sembra di pensare al mondo che è dentro di me e a quello che è sopra di me con maggiore profondità e sensibilità?

Penso di averne capito la causa dopo anni di ragionamenti. Le finestre aperte. Con serranda abbassata o alzata, non importa. Dalla finestra aperta infatti entrano un numero così alto di rumori, voci, silenzi non silenziosi, echi, borbottii… che trovo particolarmente stimolanti. L’inverno tutto questo è impossibile, perchè le finestre devono star chiuse per il freddo (a parte nei giorni di pioggia… si fa uno strappo alla regola per un po’ di sano sgoccolio). Invece in giugno si aprono e anche se sei a casa per i tuoi cazzo di motivi qualsiasi, sei un po’ anche in giro, a passeggio per la periferia di Roma e sull’aereo della Ryan Air che sta atterrando o sul motorino di due 17enni senza pensieri che domani andranno al mare. Tutti questi stimoli mi danno tanto da pensare e tanto da perdere tempo. Vorrei essere onnipresente ed essere tutti questi suoni, tute queste vite, tutte le estati di tutta questa gente, tutti questi alberi e questi lampioni che da anni ormai producono assordanti ronzii ma il Comune di Roma non vuol proprio ripararli.

Sembro un po’ scema ora. Quando le scrivi le cose, anche quelle che ti sembravano avere più intelligentemente senso, tradiscono in realtà quel retro gusto di cazzata infantile che ti lascia disarmata.

Se devo dirla tutta oggi la voglia di scrivere m’è venuta perchè ho ripensato a dieci anni fa. Alla mia vita di dieci anni fa. Ora è molto cool essere nerd, smart is the new sexy recita lo slogan di un telefilm molto in voga e che ha catturato anche la mia preziosissima attenzione ovvero the Big Bang Theory.
Però io dieci anni fa ero nerd ma la parola nerd non la conoscevo. Forse in Italia non esisteva ancora. Ero nerd quando piangevo in gita, la notte perchè mi sentivo sola. A canneto. Che incubo. Lottare contro la propria timidezza, nel tentativo di farsi accettare da due neo-amiche che non ci pensavano proprio al tuo disagio, nonchè da un gruppo di ben assestate ragazzine-amichette provenienti dalle stesse medie inferiori con le quali non avevi il benchè minimo contenuto da condividere. O almeno credevi così fosse. E avevo scelto il letto sbagliato, quello poco strategicamente piazzato. Vicino a quelle un po’ messe da parte. Io le ricordo queste cose e ricordo quando ero amaramente infelice di essere felice quando ci imponevano di fare delle cose: lavare i bagni del convento, cucinare, organizzare giochi. Cose che normalmente avrei odiato, ma che in quelle situazioni mi davano sicurezza, la sicurezza che altre due ore sarebbero passate senza che dovessi inventarmi che cosa fare, che dovessi cercare i miei unici amici maschi per tutto l’edificio, che dovessi far finta di non provare miseria per la mia energia sprecata dall’incapacità di relazionarmi con persone che non riuscivo a capire. Non sono mai stata una reietta, perchè ho saputo difendermi, mascherarmi a volte. Ma era triste intorno ai 13 anni non avere più nessno con cui uscire per una passeggiata. Tanto più perchè circondata dda amici fino all’anno precedente. Un cambio di scuola può cambiare molte cose. C’è ancora una sensazione che non dimentico. Quella del sabato, quando a 14 anni ti rendi conto che dovresti essere con gli amici.. il sabato. E ti stai annoiando, provi tristezza, un tremore quasi. E vorresti che i tuoi ti proponessero di fare qualcosa, magari accompagnarti in fumetteria o un cinema insieme, ma poi in realtà non lo vorresti perchè ti farebbe sentire ancora più uno sfigato. E rimani sul divano a leggere un libro, perchè i social network nemmeno esistevano.

Tutto dura poco. Alla fine dei 15 anni conosci delle persone. Conosci la Tennents, la testa gira, il cuore è appagato e le emozioni si fanno forti, incazzate col mondo, a volte pure felici.

Però, anche oggi, sono sempre un po’ sfigata e nessuno continua a pensare che io lo sia veramente. Per usare un’immagine da cultura pop, sono una mediocre biondina di big bang theory con una mediocre testolina da nerd, geek, intellettualoide superbo e presuntuoso.

Dio sono passati dieci anni.

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