Non avrei potuto iniziare i miei racconti in una serata migliore. E’ presto, sono le 9 e 40, ma sento tutto il peso della giornata sulle spalle stasera. Vorrei andare a letto ma sono troppo pigra per andarmi a lavare, struccare, spogliare.. Ayumi è di là nella stanza grande, da ieri infatti sono tornata nella stanza più piccola della mia casetta di osaka quella con la cucina .. Quante cose sono successe in queste quasi tre settimane di vita in Giappone. Ma non sono volate, al contrario mi sembra un’eternità, ho goduto di ogni istante, anche di quei momenti che volevo passassero in fretta.
E ora tuona e c’è un gran temporale fuori.. In realtà non è un semplice temporale, ma è il mio primo tifone oceanico. Eh sì perchè il Giappone non pago di avere già problemi sismici e tsunamici non si fa mancare nulla e “propone” ai suoi avventori anche pericolosi tifoni e cicloni. Ma questo è speciale perchè è il mio primo tifone. Si chiama Melor. Ciao Melor, vedi di non rompere troppo i coglioni che domani devo arrivare dall’altra parte di Osaka e tornare a piedi.
Sono venuta a Osaka tre settimane fa per iniziare questo stage al Consolato. Decidere di intraprendere questa piccola avvenutura non è stato facile. Soprattutto data la mia T-rexaggine leggi tirchieria, nell’investire e spendere soldi. Avevo paura che venire qui senza una borsa di studio o senza guadagnare lavorando potesse essere rischioso e dispendioso, oltre che ingiusto. Poi grazie alla pazienza e alla tenerezza e comprensione di alcune persone che ho la fortuna di avere nella mia vita sono giunta a pensare che fosse solo ingiusto. Ma che potesse essere anche l’inizio di qualcosa.
Non voglio scrivere un diario, sarebbe noioso avere questo “appuntamento” ogni giorno, noioso e per me impossibile. Non sono una persona brava a organizzare quel che non mi va di organizzare.
Voglio raccontare delle cose, degli episodi che mi sono capitati, mi stanno capitando e capiteranno. Qui in Giappone per queste prime tre settimane mi è sembrato davvero di vivere in un libro o in un manga: ho sperimentato tante cose diverse, persone, situazioni mi è sembrata una vita a episodi in pratica:) quasi come se ogni giornata avesse un titolo eheh
Il risultato almeno per ora è che sono felice. Questa felicità qui non l’avevo mai sperimentata. So che non c’è forse una felicità universale, e so anche tutti i problemi che la gente si fa quando bisogna parlare di felicità.
Però certi momenti in cui le emozioni ti premono nel petto e senti di aver bisogno di un gran bel respiro a pieni polmoni, beh io interpreto quelli come momenti di felicità. E di questo tipo ne ho provati parecchi questi giorni, devo ammetterlo.
Sto vivendo da sola dall’altra parte del mondo per la prima volta nella mia vita e sembra che ce la stia facendo. Ragionandoci su ammetto di provare un po’ di soddisfazione, mentre continuo a godermi le quotidiane conquiste e il superamento di diverse difficoltà o paure che avevo in passato.
La paura che il ragazzo di Ayumi non mi trovasse alla stazione di Umeda il giorno del mio arrivo, la preoccupazione del giudizio di Ayumi e di come ci saremmo trovate a vivere insieme sotto lo stesso tetto per più di quattro mesi, la cacarella del primo giorno di lavoro al consolato (quella solitudine nel silenzio dell’ascensore mentre saliva fino al 31° piano), il panico davanti al primo lavoro assegnatomi dal Console, il grande sforzo di comprendere tutta questa gente intorno a me che in giapponese tenta di spiegarmi la strada, i propri sentimenti e le proprie scelte, gli ingredienti di un piatto tipico, come fare un biglietto della metro, i gusti dei giapponesi in fatto di stagioni, il fatto che io sembri nord europea e non italiana, come si deve dividere e buttare la mondezza, gli orari di chiusura e apertura del supermercato, pointo caado wo motte kimashita?, che i tifoni sono abunai e non vanno presi sotto gamba.. e come se il tifone Melor avesse sentito che parlavo di lui ha fatto fischiare il vento sotto la porta o dalla finestra.
Che sonno stasera. Ayumi e ragazzo stanno facendo il bagno, dopo credo che andrò io. Senza ragazzo purtroppo. Approposito, l’altro ieri mi è capitato di vedere un ragazzo giapponese di una bellezza davvero disarmante.. rincorrerlo sarebbe stato troppo sfrontato e poco “mirko finita la pioggia s’incontra e si scontra con Licia e così…”.
Ho conosciuto tre ragazze però, e ho avuto fortuna perchè con tutte e tre ci siamo trovate. Miho, Taeko, Tomoko. Abbiamo passato serate o pomeriggi divertenti e già questo mi basta.
Miho vabbè sono già innamorata, penso che di lei parlerò molto. L’ultima volta, domenica scorsa praticamente, mi ha invitato all’omatsuri della sua cittadina, ovvero alla tipica festa/fiera giapponese con bancarelle e giochi per bambini (e per Chiara ahah), tipo pesca del pesce rosso e di biglie colorate nonchè “spara ai barattoli”, penso di aver vissuto in un sogno quella sera.
Con Taeko chan sono finalmente andata anche a bere fuori. Ci voleva e mi è sembrata anche una gran bevitrice 😀 è molto cheerful sorridente allegra ed è di Kobe, quindi prossima volta la trasferta la faccio io. Ci si è lasciate con l’idea di concederci un po’ di shopping insieme. Il T-rex che è parte di me verrà messo alla prova.
Tomoko è la più giapponese di tutte, ragazza carina ben vestita capelli perfetti (come tutte le maledetti giapponesi) ma di un affettuoso incredibile e disarmante. Ieri appena incontrata mi sono fatta scrupolo ad abbracciarla: a volte ancora mi faccio condizionare dalla paura e il preconcetto che i giapponesi non amino il contatto fisico. Mi sto ricredendo. Mi sono infatti accorta che salutandoci con gran sorrisi e “konnichi wa, yoroshiku tanto piacere!”, aveva accennato ad un abbraccio e io non ho risposto a dovere. Ma dopo credo di essermi rifatta con qualche pacca sulla spalla eheh.
Sono strani questi giapponesi, ti aspetti una cosa ma fanno sempre l’esatto contrario. Li adoro in queste loro manifestazioni di suprema schizzofrenia.
Questa degli abbracci e del contatto fisico è una cosa che voglio osservare. Ho quasi l’idea che valga tra giapponesi ma non se ci si confronta con uno straniero. E’ come se con te, gaikokujin, biondo essere italico, modello occidentale di ragazza un po’ ad anfora, sia lecito abbracciarsi, perchè i modi occidentali in quel caso sono concessi e anzi necessari per dovere di ospitalità, per tentare di metterti a tuo agio, mentre tra giapponesi non sia ancora pratica diffusa e comunemente accettata.
Una mia collega giapponese, ma moooolto internazionale, soprattutto europea, mi ha detto che le persone che si baciano per strada possono essere o ragazzini particolarmente “sfacciati” (robba di high school) o ubriachi.. ahah. Tocca mbriacasse più spesso qua.
However Tomo chan è interessata all’Italia e all’italiano che studia da due anni. Ci siamo prese un caffè e una torta insieme a Umeda ed è stato divertente quanto utilissimo per la lingua! finalmente ho parlato giapponese per più di un’ora di fila (ovviamente inframmezzando il tutto con l’italiano), perchè lei non conosce quasi per nulla l’inglese come le mie altre conoscenze. Abbiamo potuto dar sfoggio del nostro giappo-italiano migliore eheh Mi è sembrata molto contenta del nostro incontro, verrà a Roma per un mese da ottobre, conto di darle i contatti di alcuni dei miei amici in modo da non farla sentire sola e spaesata:) roma wa osaka yori abunai! Prossimo weekend, cena insieme mentre dopo il suo ritorno, a novembre, si è progettata una gita o Kyoto o dintorni con un suo amico italiano della zona che può farci da guida.
Il sonno avanza, sto davvero per svenire. E si sono fatte le 23.46 tra una doccia e un’abluzione. saluto me stessa abbandono il mondo reale e mi tuffo nelle rielaborazioni di un sogno, sperando siano piacevoli
=)
oyasumi.

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