Chi è chiara? mi rendo nuovamente conto di non essere mai cambiata negli anni.. ogni cosa vissuta mi è rimasta dentro sul serio.. e mio malgrado non me ne libererò mai. CHiara nasce a roma sull’isola tiberina nell’ottantaquattro.. che anno.. l’avrei voluto vivere per svariati motivi…invece ci sono nata. A maggio, il 24… non so.. ci sono state un sacco di marce ed eventi storici del cazzo il 24 maggio, il più importante, ovvio! è la mia nascita. 3 anni: mia madre mi veste con jeans e bretelle anzi straccali come mi piace chiamarli… di già ..che coglioni!… bionda! che più bionda non si può.. occhi celesti.. cerulei.. un angggioletto insomma.. manco per niente. Alle elementari ero un maschiaccio, la verità è che ero famosa per difendermi dando calci nei coglioni ai maschi che mi facevano rodere il culo. Ma allo stesso tempo amavo stare con loro, giocavo a calcio sempre e comunque, ci bastava una pallina da tennis o da baseball (che mi arrivava puntualmente sulle gionocchia) e giocavamo. Combattevamo per quello spiazzo sconnesso di terra nel giardino della scuola margherita bosco… dove anni prima, da ancor più bambina, avevo scavato enormi e profonde buche in cerca del diavolo. Non lo trovai mai.. o meglio lo trovai anni dopo in un mucchio di gente del cazzo. I ciuffetti la mia caratteristica.. mia madre mi rincorreva intorno al tavolo alle otto e mezza del mattino, prima di scuola, alla quale arrivavo sempre in ritardo, per farmeli… e quanto cristo tirava.. una volta mi si sciolsero e tutti a toccarmi quei fottuti capelli biondi.. “ma làsciateli sciolti!” mi dissero “fossi matta”… 8 anni circa: me li taglio e da quel momento li porterò quasi sempre corti. Avevo due fidanzat”ini”: daniele e andrea. Entravo in classe e iniziavano a combattere per avermi in sposa. In sposa?! Non ho mai capito il perchè di tutto questo.. mai. Rimasero i miei più cari amici, soprattutto daniele. L’ho adorato fino alla seconda media, poi ci siamo persi ma lo ricordo ancora in modo piucchespeciale. I giorni trascorrono fra il parco sotto casa, il cortile di matilde, la pediatra e quelle file interminabili, i nonni, sempre i nonni, visto che i miei venivano e vengono tuttora spremuti ben bene a lavoro, torpignattara-il prenestino-e cinecittà est e non est, prima l’amiga poi il nintendo con quell’unico gioco che avevo (mario bros ovvio), il sega master system di qualche amica/o, la casa di tela messa sul letto a castello di matilde, il bigliardino da casa, Brivido e No panic, il mangianastri, magica emi davide gnomo e mapple town, i punti della barilla e della mulino bianco,di nuovo il cortile, gli scherzi al telefono con le mani sporche di cioccolato, il ping pong “acchittato” con due sgangherate palette una rete fintissima e il tavolo da pranzo di valeria, il 509, un tentato suicidio involontario dal balcone del 4° piano, un altro tentato suicidio involontario per recuperare una palla in mezzo alla strada, il nuoto, il gelato della pantera rosa che faceva schifo, gli altopiani di arcinazzo, ancora i cartoni, il giardino segreto di daniele in via filomusi guelfi, il calcio, la batteria giocattolo di un amico, il lego, kenshiro alle nove di sera, gli scazzi, le ferite sulle ginocchia, i pinoli, l’analisi logica, la pubblicità del fernet branca, sanpolicarpo, il tempo pieno, e boh.. mille altre cose. Un periodo stupendo della mia vita comunque. 10 anni sembravo un maschietto: bei lineamenti femminili sì, viso magro ok… ma troppo “scalmanata” per essere una ragazza ..e sti capelli supercorti. Insomma “come si chiama quel bel maschietto?” “Vaffanculo si chiama” risposi una volta.. il primo flash di femminilità lo ebbi in terza media, quanto mi feci crescere i capelli. Avevo cambiato scuola visto che la mia classe si era sfasciata, ognuno in scuole diverse. Quei rotti in culo del quartiere occupato facevano le peggio zozzerie alla mia scuola media. Spargimento di bigattini ovunque–>disinfestazione; furto della cassa e rovesciamento inchiostro fotocopiatrici–>disinfestazione; ancora spargimento questa volta di schiuma di estintori per tutta la scuola–>disinfestazione e così via fino a farci sclerare. Amavo disegnare, fumetti perlopiù, e in seconda media scopro l’amore per la pittura grazie alla professoressa Sernia.. ancora adesso mi è rimasto l’amaro in bocca per non poter frequentare certe costosissime scuole d’arte…ma vabbè.. Arrivano i fumetti e quello sfigatissimo quanto affascinante mondo che si portano dietro: cresco leggendo Orange Road sulle musiche della serie animata, continuo con Maison ikkoku e le pubblicazione della Granata Press e della star comics, arriva Ranma, Video girl Ai, Rough, le mostre del fumetto in via cristoforo colombo, che solo per arrivarci dovevamo prendere mille mezzi. Cresco immersa nella cultura giapponese anzi no, in quella sorta di poesia che a volte i giapponesi dimostrano di avere, mista a cultura romanesca di quelle più “convinta” e “ignorante” portata avanti dai miei grandi nonni. Timida, tanto timida ma sfrontata, tanto sfrontata. Tutto allo stesso tempo. Un tipaccio. Inizia a piacermi la musica, non più solo le BGM e le sigle degli anime. Dopo un cd degli Ace of base inizio dal rock più classico. Sono al liceo. Passo ad una specie di grunge ma mai ai nirvana, che ci trovavano non riesco tutt’ora a comprenderlo come non comprendevo il matrimonio con daniele o andrea. Mi piacevano gli aLice in chains, i pearl.. ma anche i faith no more, i cure, i marlene. Ma il mio amore sono loro: i Garbage. Nel frattempo vado bene a scuola e inizia l’amore per gli alcolici. Chissà per quale oscuro motivo sono sempre andata bene a scuola.. “le elementari fatte bene” dicono i miei..bwhahaha. E’ il momento di abbandonare le scarpe da ginnastica con la sagoma di gatto in controluce e sfondo notturno composto da grattacieli. Le prime adidas.. le ho ancora adesso cristo santo. I primi ragazzi, se non contiamo le due piccole “storielle” da scuola media, perchè più di quello non erano state. Stronzate cmq.. i miei interessi rimangono ben altri. DIsegno un casino, col tempo mi fermerò e perderò quel poco di destrezza che mi rimaneva. il Punk.. iniziamo. Attitudine più che musica.. e questo mi colpisce una cifra. Mi commuove quasi, il punk è cosa per me. Ovvio:ramones e clash. Arriverà presto lo streetpunk e l’oi!. Ho un grande amico.. molto grande..troppo grande. Ci piacciono quasi a tutti e due le stesse cose (esclusi gli uomini a lui o le donne a me). Nasce tutto dai viaggi su treno (due volte l’anno) verso Lucca.. per luccacomics. Entriamo in confidenza e rimarremo amici per molto a lungo.. a suon di punk. Rimango sempre io.. ho 16 anni.. mi vedo e sono sempre io.. una nerd non particolarmente sfigata anzi.. ma a cui piacciono ancora i manga, il calcio, il nintendo,i prati, lo zabaione, gli anime, la bicicletta distrutta dalle ruote gialle e tante altre piccole cazzate. Punk punk qualche concerto al forte, al villaggio. Conosco l’oi! …e l’attitudine cambia sensibilmente, ma son sempre io. SKingirl? ma son sempre io. SOlo mi sale l’odio per un sacco di cose. Ed è la prima volta. Per gli apatici e gli indifferenti a tutto.. ma anche per i lamentosi.. arrivo a realizzare che ne esistono di due specie 1) quelli che rompono il cazzo, ti fanno i coglioni come due palle da softball ma che alla fine cristo iddio non fanno altro che distruggersi e condannarsi “a morte nel loro quieto vivere”(tanto pe cità) e poi..?! c’hanno la vita più facile e più spianata di tutti noi messi assieme; 2) quelli che se lamentano di una condizione in cui si sono andati a cacciare da soli: fate qualcosa ma non provate a rompermi il cazzo; reagite non reagite, fatevi una cacata non fatevela, scopate rimanete casti. insomma sciò. Mio padre ha dovuto fare delle rinunce, mia madre pure, ma per necessità.. non perchè si aspettavano la manna dal cielo come voi. Punto. Odio..normale odio no? non è una cosa da nascondere altrimenti diventa veramente pericolosa. Ci amiamo tutti? sto cazzo è impossibile. Insomma arrivo ad essere piuttosto chiusa di idee mi dicono
… ma non è vero.. sono sempre io lo ripeto.. sempre io. E me la rido. Ormai l’avventura inziata con l’alcol è una storia a lungo termine. Grazie a buoni amici, compagni di bevute e non solo, non sono poche le volte che la vostra eroina torna a casa o non ci torna per niente, piuttosto ubriaca. Birra, vino rosso rum e whisky la mia passione. Cambio scuola in 4°.. finalmente. Partecipo alla prima occupazione nella storia della mia scuola…ho cercato di crederci.. ma ho capito quanto fosse una buffonata poco dopo. Era il momento Moratti.. ma vedo che lo è ancora… e lo sarà per ancora molto. E’ un anno divertente comunque almeno fino alla fine dell’estate duemilaedue, quando inizia l’incubo, anche intitolato “il periodo più brutto della mia modesta vita”. Succede di tutto, d-i t-u-t-t-o. E questo “tutto” inizia con una mia distorsione della caviglia, l’impossibilità di prendere la patente e l’entrata di mio padre al san giovanni.. Ora vorrei che là dentro non ci fosse mai entrato, nemmeno per curarsi. L’inverno tremendo passa, seguiranno: primavera diabolica ed estate.. infernale. Arriva il momento “Matura”.. studio quel che posso. Faccio da spola tra roma e bologna dove ospitate da un’amica, io e mia madre aspettiamo trepidanti la fine di quell’infame uragano che ha investito mio padre e che lo tiene all’ospedale di bo. E’ un momento strano. E’ la prima volta che della gente sconosciuta mi aiuta… così… gratuitamente. Mi perdo nella romagna.. mi lascio aiutare e distrarre da quelle persone nei momenti più difficili. Fa caldo.. è l’estate più calda della mia vita. I miei ricordi sono spesso sconnessi se ci ripenso: una casa a lavezzola, un trenino a diesel, uno o due calci alle sedie dell’ospedale, vino buono, sveglia alle 6, sudore, Tequila e Briciola a consolarmi “caninamente”, molte.. molte flebo e molte.. molte tac che vanno.. e vengono, libri di fisica e di storia, la stazione di bologna, parecchie gru, tanta rabbia, Walter, infermiere che parlano in bologneshhhe, autisti gentili (cosa rarissima anzi impossibile qua a roma), mia madre.. , insalate di manzotin, fagiolini e pomodori in contenitori di plastica, Mari, un giro per bologna con il walkman, Helga e la sua C3 reteizzata, gli occhi di papà, il caldo umido, l’alba e Alba. Trovo tutto questo il contrario di una ricordo poetico. Reale fin troppo. Insomma vivo un’estate che non vuole finire. Da lì in poi i fatti sono così recenti che non avrebbe senso raccontarli, poichè non aiuterebbero a capire chi sono, come sono e perchè sono così. Questi ultimi fatti sono il presente. E nel presente ci si deve tuffare come in un pogo da concerto.
Ho scritto un’accozzaglia di pensieri e osoprattutto fattarelli legati alla mia vita, in modo anche piuttosto confuso. Ma mi andava.

Beato chi resiste

Oi!

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